L’altro giorno Luca Sofri in Rete ha sottolineato come Maurizio Lupi fosse contemporaneamente su Twitter e seduto sulla poltrona della presidenza a dirigere il dibattito della Camera. Delle due l’una: o non era Lupi su Twitter e qualcuno postava per lui, oppure è evidente il suo comportamento scorretto.
Di fronte all’apertura nei confronti dei nuovi media non si può che reagire positivamente, se non altro perché in alcun casi sembra ridursi la distanza tra la politica e la cittadinanza. A noi verrebbe da dire che il Web è un territorio minato, e che i furbetti alla fine vengono sempre smascherati. Per di più un certo elettorato, online è inesistente, e quindi bisogna sapersela giocare bene.
Ci domandiamo perché a nessuno sia mai venuto in mente di consentire agli ospiti delle tribune politiche di utilizzare PC o tablet per mostrare in diretta le fonti di alcune loro affermazioni. Ad esempio parlando di numeri non sarebbe male svelare tabelle o altri documenti. Senza contare il gioco sulle affermazioni mai dette. Basterebbe una rapida ricerca online su Google per tagliare le gambe alle bugie.
Citare in TV i post di Facebook e quelli di Twitter non sembra un valore aggiunto. Ha lo stesso apporto di una telefonata in diretta da parte dell’uomo della strada, quindi è evidente che l’innovazione è solo nella comodità del mezzo. Ben altra cosa sarebbe quella di utilizzare la mole di dati e informazioni che offre la Rete.
Ok, ci siamo spinti troppo avanti. In fondo qualche giorno fa Alfano ha semplicemente postato qualche riga su Facebook come milioni di italiani. (fonte: Tom’s hardware)


