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Terremoto sulla stampa: l’imperativo etico è non spettacolarizzare

9 Aprile 2009

“Non rompete!” ha esclamato all’indirizzo dei soffocanti cronisti il Presidente della Repubblica in visita agli sfollati del terremoto in Abruzzo, ma pochi Tg hanno mandato in onda la sequenza (alla faccia del diritto/dovere di informazione, valido fino a che non si rischia di compromettere l’immagine della categoria). Effettivamente ne ho visti fin troppi in questi giorni di casi in cui la voglia di informare (che nel giornalismo televisivo rima troppo spesso con la voglia di mettersi in mostra) è stata anteposta al sacrosanto dovere di rispettare il dolore di tanta gente. E’ vero, gli altri, quelli che guardano senza essere stati coinvolti direttamente dalla tragedia, nutrono un interesse sincero per la vicenda, vogliono sapere per partecipare della sofferenza di chi sta vivendo quell’inferno (io stesso ho molti amici aquilani coinvolti: “fortunatamente” per loro hanno subito “solo” danni materiali più o meno ingenti, ma si sono salvati). Ma non bisogna esagerare. Il monito di Napolitano giunge a proposito. Ne facciano tesoro tutti i giornalisti venuti a L’Aquila a caccia di scoop.

Si rischia di far diventare le tendopoli aquilane la nuova location dell’ennesimo reality show dalle tinte forti. Bestiale.

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48580 per aiutare le vittime del terremoto

7 Aprile 2009

48580: Questo è il numero della protezione civile, il modo più attendibile e più efficace per contribuire ad aiutare la popolazione aquilana colpita dal terremoto. Per ogni sms inviato è possibile donare un euro; da rete fissa due euro.

Facciamo attenzione invece a non cadere nei tranelli disseminati nelle reti di relazione dei social network, sicuramente veicolo di iniziative di informazione e di solidarietà lodevoli ed encomiabili, ma anche terreno fertile per gli sciacalli che sfruttano biecamente la voglia di aiutare di molti : alcune raccolte fondi su Facebook per esempio sono sospette e danno poche garanzie che tutti i soldi raccolti arrivino davvero nelle mani di chi ne ha bisogno. Inviando gli aiuti economici direttamente alla Protezione civile si evita il rischio di disperdere i fondi e si consente invece, accentrandoli, di poterli gestire al meglio.

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ADG IN VERSIONE DELUXE!

4 Aprile 2009

Rilegata in preziosa seta con iscrizioni argento a caldo: la mitica Agenda del Giornalista è ora disponibile anche in versione lusso, un’idea per un regalo di sicuro effetto ad un amico che lavori nel mondo dei media.

Ricordo i tempi in cui, agli esordi della mia vita di redazione,  era la mia compagna fedele per tutta la giornata di lavoro, uno strumento prezioso per rintracciare fonti di informazione o per avere una lista di contatti affidabili ai quali trasmettere i comunicati stampa frutto di una notevole spremuta di meningi.

Anche adesso una copia fa bella mostra nella mia libreria, sempre a portata di mano. Perfino per un giornalista online uno strumento cartaceo del genere è insostituibile. Come i volumi di un’enciclopedia, l’atlante, l’elenco telefonico e la propria personale emeroteca con i ritagli di giornale: tutti ferri del mestiere tradizionali di cui ogni cybergiornalista intelligente non si sognerebbe mai di privarsi.

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Salvare Internet… e la democrazia

2 Aprile 2009

Riporto dal blog di PenneDigitali alcune osservazioni di Lowrence Lessing:

Lessing  – professore di legge, esperto di diritto della Rete, fondatore dei Creative Commons - è un collaboratore di Obama, nonché fautore della campagna elettorale del neo-presidente USA, che ha finito per mutare irrimediabilemnte il rapporto tra i cittadini e la politica:  ” Da quando c’è Barak Obama è tramontata l’idea che il governo sia un’entità che deve tenersi alla larga dalle vicende dei cittadini”.

La comunicazione attraverso i social network e, soprattutto, il sistema di raccolta dei micro-finanziamenti come espressione diretta della volontà dell’elettorato, hanno finito per incrinare il meccanismo che vuole i rappresentanti al Congresso impegnati solo ad “esaudire i desideri delle lobby che hanno finanziato le loro campagne elettorali, preoccupati di farsi rieleggere”.

Esattamente ciò che accade in Italia – se non nel resto dell’Europa - ed esattamente il motivo per cui si attenta alla libertà della Rete architettando leggi che la equiparino a tutti gli altri media, di cui siamo diventati fruitori passivi.

Invece, la Rete vista da Lessing ”offre potenzialità di interazione straordinarie per ripristinare una partecipazione attiva e la credibilità di istituzioni screditate dal lungo rapporto privilegiato con i potentati economici, vanno colte dai cittadini, ma soprattutto dal mondo politico che determina le regole della nostra società”.

E una speranza la concede anche all’Italia: “Niente vi impedisce di intraprendere le vostre battaglie, come noi le nostre. Ci sono movimenti che raccolgono firme su Facebook per salvare Internet dalla censura, intellettuali che si battono per regole condivise.  E grazie a Internet, si può creare un network globale di solidarietà attorno a certi grandi temi. Certo, sarà una dura battaglia, ma da qualche parte bisogna cominciare a partecipare, rimboccandosi le maniche, se si vuole salvare la democrazia: è un inizio”.

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Considerazioni preliminari su Facebook & co.

26 Marzo 2009

Era il 2004 ed io scoprivo, un po’ tardivamente, la blogosfera. Prima di allora Internet era stato comunque il mio pane quotidiano, prima da studente universitario, poi da giornalista d’agenzia. Il mio interesse di studio, la mia attività lavorativa e le mie connessioni nel tempo libero si svolgevano negli ambienti più tradizionali della Rete, dal Web alle Irc. A mio avviso già allora si apriva la fase del 2.0 (penso ad esempio ai Gruppi Yahoo, ancora oggi ne frequento uno che ho fondato nel 2002) ma in pochi in Italia ne eravamo coscienti: l’informazione o meglio la circolazione e condivisione (più o meno) pubblica di informazioni (più o meno) private cominciava a mostrare la sua valenza relazionale.
Con Facebook, Twitter e compagnia, la spendibilità dell’informazione ha preso il sopravvento sulla sua intrinseca valenza conoscitiva, la Big Conversation della blogosfera va trasformandosi in un caotico Grande Inciucio su ogni tema che l’agenda setting dei media (quella sì comunque ancora in mano agli old media) propina ad un pubblico interessato più che altro a far passare il suo tempo libero, e poco conta se si tratta di aggiungere un emoticon alla lista di commenti sul gruppo “Adotta un tronista” o se si dà la propria adesione ad una campagna di sensibilizzazione per salvare il pianeta dall’effetto serra. A proposito, ma è proprio vera la storia dello scioglimento dei ghiacci e del surriscaldamento del pianeta? La situazione delle calotte polari pare essere rimasta – o tornata – la stessa del 1970!